La Fiera di Senigallia

La Fiera di Sant’Agostino che si svolge a Senigallia nei giorni 28-29-30 Agosto, ha origine dalla fiera della Maddalena o Fiera di Senigallia, inizialmente chiamata fiera franca, che si svolgeva sin dal XIV secolo per quindici giorni, dal 22 luglio e vedeva confluire mercanti da ogni parte del mondo, non solo dall’Europa (Austria, Francia, Inghilterra, Belgio, Danimarca, Grecia), ma anche dagli altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dalla Turchia alla Siria, dalla Libia all’Egitto, da Cipro alla Giordania.

La sua realizzazione è sempre stata legata a un insieme di eventi che la potessero consentire. Primo fra tutti, l’assenza di pericoli ed epidemie: bastava un’imbarcazione provenienti da luoghi “sospetti”, in cui si era verificato qualche caso di malattie infettive a mettere tutto in discussione. E, spesso, le segnalazioni malevoli e infondate venivano dalla vicina Ancona. In questi casi era un susseguirsi di delegazioni proveniente da Urbino e Roma per ottenere il permesso alla celebrazione della fiera. Durante il XVII secolo la fiera è stata sospesa per otto volte a causa della peste, e per due volte nel secolo successivo per lo stesso motivo. Questo non influì sul fatto che proprio nella metà del XVIII secolo la manifestazione raggiunse il periodo di maggior successo.

Essa trasformava Senigallia, anche se solo per pochi giorni, in un gigantesco bazar orientale i cui si potevano reperire ogni genere di prodotti. La grave crisi economica della Legazione di Urbino nei decenni precedenti al XVIII secolo, compromette le industrie tessili, quelle della concia delle pelli e della lavorazione del ferro e del rame. Questa grave situazione determinò la necessità di potenziare un centro commerciale dove poter almeno smerciare quelle materie prime che, a causa della chiusura delle manifatture non hanno possibilità di essere lavorate, mentre crea il bisogno, per tutto lo Stato, di rifinirsi di prodotti finiti di importazione che, soprattutto nel campo dei tessuti, sono di vitale importanza per la popolazione. La presenza straniera era talmente importante che avevano sede a Senigallia numerosi Consolati esteri (Austria, Danimarca, Prussia, Repubblica di Venezia, Turchia, Svezia, Belgio, Inghilterra, Malta e Spagna). Ai forestieri, raggruppati perlopiù secondo la nazionalità venivano assegnate aree e botteghe in affitto. Ancora oggi, nel Rione del porto, le vie Cattaro, Siria, Samo, Corfù, Smirne, Narente, Rodi e piazzale Cefalonia sono la testimonianza di questo modo di ripartire fondachi e magazzini.

La città nel corso del 1700 subì una rivoluzione urbanistica, diventando un “apparato” di questo evento commerciale; le logge dei Mercanti (Portici Ercolani) allineati parallelamente al corso del fiume navigabile, costruiti a seguito del l’abbattimento delle mura malatestiane, del vecchio Duomo e Palazzo Vescovile, erano utilizzate dai mercanti per esporre le merci. Si vendeva e si comprava di tutto: tessuti, armi, cuoiami, liquori, ferrarecce, cristalli di Boemia, vetri di Murano, libri, pellicce, droghe, giocattoli ecc…

Nel 1758 in tutta la città vennero portati da Bologna dei teloni color ruggine, che tesi per le vie principali all’altezza del primo piano dei palazzi, conferivano alla città un caratteristico aspetto da bazar mediterraneo.

Alfred De Musset, così descriveva l’atmosfera che si respirava in quei giorni: ”I privilegi della Fiera Franca, che esentano dai diritti doganali le mercanzie di tutti i paesi avevano attirato molti legni del litorale adriatico… turchi in fez passeggiavano lungo la riva del fiume, musicanti e girovaghi facevano serenate alle ragazze… le cucine esalavano in pieno i loro odori di fritture, pesci e formaggi… i cantastorie,gli zingari, i ciarlatani raccontavano gesta leggendarie suonando organetti… gli alberghi erano pieni… dall’alba al tramonto vi era un frastuono indiavolato… ballarono la tarantella sotto la mia finestra per tutta la notte e si invitavano i passanti fra loro a quel ballo improvvisato…”.

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